
“A me è bastato accorgermi che lei lo amava”. L’AMICA DELLE MOGLI alla Sala Futura del Teatro Stabile di Catania.
Attori e personaggi: Gianmarco Arcadipane – Fausto Viani, Giorgia Boscarino – Elena, Giovanni Carta – Francesco Venzi, Lydia Giordano – Anna, Carmen Panarello – Marta
Regia: Nicola Alberto Orofino
Riduzione teatrale: Gianni Garrera
Scene e costumi: Vincenzo La Mendola
Commedia in prosa di Luigi Pirandello, del 1927 tratta dall’omonima novella
“E’ il 1926. Lo sfondo è quello della borghesissima società romana, fatta di apparenze e ipocrisie. Un mondo oppressivo, certo, che però cominciava lentamente ad aprirsi”. Con questa precisazione il regista Nicola Alberto Orofino chiarisce il contesto della commedia di Pirandello portata in scena a Catania, alla Sala Futura del Teatro Stabile nel mese di marzo.
Nella sua rilettura, coadiuvata dalla riduzione teatrale a cura di Gianni Garrera, Orofino ha collocato la vicenda in un contesto altrettanto borghese, ma più vicino a noi: nell’epoca dei filmoni iconici strappalacrime, delle sit com in T V, delle video cassette viste nei televisori a tubo catodico. Non ha attualizzato la vicenda, come spesso siamo abituati a vedere, ma ha semplicemente spostato gli ambienti domestici definiti da Pirandello in quelli più vicini a noi, più facilmente riconoscibili, che gli permettessero di usare anche il linguaggio musicale e cinematografico per sottolineare la persistenza nel tempo di certe dinamiche umane e familiari. Così la colonna sonora di questa edizione è stata la canzone You don’t own me, tratta da film Il club delle prime mogli, parallelismo perfetto per concentrarsi sulla reale dimensione di una donna che è prima di tutto moglie, ruolo, maschera sociale.
Nel testo di Pirandello i personaggi della storia si muovono sul palcoscenico di una piatta e grigia borghesia. Il matrimonio è un atto dovuto, una necessità sociale dettata da scelte che poco hanno a che fare con un amore sincero. Lo scardinamento della famiglia è il topos pirandelliano per eccellenza e qui il demiurgo dei destini degli altri personaggi, come se fosse un regista delle loro vite, è Pia Tolosani, così chiamata nella novella, mentre nella commedia il suo nome sarà semplicemente Marta, in onore dell’attrice Marta Abba che la impersonò.
Marta, una frizzante ma anche palesemente malinconica Carmen Panarello, si dedica da anni alla cura di un gruppo di giovani donne che segue, consiglia e aiuta da quando si sono sposate. E’ lei che ha preparato le loro case al ritorno del viaggio di nozze e senza i suoi consigli esse si sentirebbero perdute.In breve tempo, Marta viene avvolta da trame sempre più fitte di gelosia: le mogli (o future tali) sono gelose l’una dell’altra contendendosi la sua amicizia; i mariti sono gelosi l’uno dell’altro per l’amore di Marta. Infatti, ella, pur essendo fermamente non intenzionata a sposarsi, rimane per tutti gli uomini che la conoscono un desiderio irrealizzabile. Per alcuni, però, non poterla avere diventa addirittura una pressante ossessione. Tra questi, Francesco Venzi, che, rinunciando a Marta, alla fine aveva optato per sposare Anna, vista da tutti come una donna «molto sciocca, senza veruna pratica della vita, né modi, né garbo». L’altro innamorato non dichiarato di Marta è Fausto Viani, sposo di Elena qui interpretato in modo intenso e toccante da Gianmarco Arcadipane.
In occasione del matrimonio di Fausto, Marta ha arredato la loro casa e adesso attende l’arrivo degli sposi.
Con lei c’è Francesco, innamorato di Marta e terribilmente geloso, un Giovanni Carta rigido nella sua posizione di marito, fragilissimo al punto di raggiungere e superare la nevrosi, nei confronti di Marta, vero mattatore; deuteragonista complementare sulle scene, è portavoce di una serie di meditazioni sull’essere marito e uomo e sulle astuzie femminili messe in campo dalla donna che lui avrebbe voluto sposare e continua a rimpiangere.
Al ritorno degli sposi si viene a sapere che Elena ( una delicata Giorgia Boscarino), la moglie di Fausto, è molto malata di cuore e che ha i giorni contati.
Marta assiste la donna con amore e abnegazione. Intanto Francesco opera come un tarlo facendo ingelosire la povera Elena con il sospetto che Marta e suo marito non aspettino altro che la sua morte per poter coronare il loro amore. Così ogni premura di Marta è avvelenata dall’insinuazione così subdola. Dopo poco tempo Elena si aggrava e muore. La scena che conduce alla morte di Elena è sottolineata dal preludio della Traviata, commento simbolico che Orofino evoca per sollecitare un condiviso sentimento di compassione. Di fronte alla sua morte la gelosia di Francesco lo colpisce fino ad accecarlo e a portarlo ad uccidere Fausto davanti al cadavere della moglie per non rischiare di vedere realizzata la sua ossessione. «A me è bastato accorgermi che lei l’amava. […] Quello che a me importa è che lei, dopo questo, non sarà più di nessuno».
Marta è la donna che accetta un ruolo comprimario perché non viene scelta, così affianca le “mogli” per renderle le bambole perfette per i loro mariti, i quali, intanto, rimpiangono di non avere sposato lei. E’ consapevole di autocondannarsi alla solitudine, e forse anche di condannare gli altri ad «amori senza amore”
La gelosia dell’uomo ha costretto la donna alla solitudine assoluta, privandola dell’unico vero amore. Il dramma teatrale, subito prima del sipario, si conclude con il suo grido, che è forse un grido di rimorso, per non aver saputo rinunciare al sottile piacere di manipolare le vite altrui: «Lasciatemi sola! voglio restar sola! ‑ Sola, ‑ sola, ‑ sola
Non è stata amica alle mogli, non è stata amica a se stessa, ha costruito immagini di felicità fittizie scavando profonde infelicità autentiche.
A Lydia Giordano è toccato qui il ruolo di Anna, la mogliettina svampita e invidiosa, che ha saputo interpretare senza cedere al rischio della caricatura.
Al salotto borghese che è metafora del microcosmo focalizzato da Pirandello, ha dato fisicità scenica Vincenzo La Mendola (che ha curato anche i costumi) che ha collocato su una pedana girevole pochi elementi tipici di un tinello da appartamento con televisore, divano, tavolo da pranzo e sparecchiatavolo e i tanti elementi che Marta sceglie accuratamente per arredare con gusto: lampade, vasi da fiori, tavolinetti…tutto secondo gli schemi di un perbenismo eterno nel tempo.
FOTO di Antonio Parrinello
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