“Noi danziamo sull’orlo di un vulcano”
La Vedova Allegra al Teatro Massimo Bellini (6–13 marzo 2026), operetta in tre atti con musica di Franz Lehár
Direttore d’orchestra: Roberto Gianola, Regia: Alessandro Idonea, Scene e costumi: Giacomo Callari
Drammaturgia: Giandomenico Vaccari, Video: Leandro Summo, Coreografie: Fredy Franzutti, Corpo di ballo: Balletto del Sud
Interpreti: Hanna Glawari Mihaela Marcu, Conte Danilo Danilowitsch: Mario Cassi, Valencienne: Jessica Nuccio, Camille de Rossillon: Matteo Falcier, Barone Mirko Zeta:Alberto Petricca, Njegus:Giovanni Calcagno
Orchestra e Coro del Teatro Massimo Bellini.
Il Teatro Bellini di Catania ha ospitato una brillante e coinvolgente produzione de La Vedova Allegra, l’operetta più celebre di Franz Lehár, che mancava dal palcoscenico catanese da quasi dieci anni, regalando al pubblico una serata all’insegna dell’eleganza, dell’ironia, ma anche della riflessione.
La regia di Alessandro Idonea ha saputo valorizzare lo spirito leggero e scintillante dell’opera, mantenendo un perfetto equilibrio tra comicità e raffinatezza, ma ha anche voluto suggerire una riflessione in chi non può che notare una triste analogia tra l’ambientazione della vicenda, nella Parigi della Belle Epoque, età che prelude alla catastrofe della Prima Guerra Mondiale, e i nostri tempi così bui. Il regista ha appunto chiarito che il suo personale punto di vista è partito da una battuta affidata al Conte Danilo: “Noi danziamo sull’orlo di un vulcano” Così, tutta la messa in scena firmata Idonea si può leggere come un frammento di leggerezza, di gaudio e di spensieratezza prima dei lunghi cinque anni di guerra che spazzeranno via ogni gioia, ma non i ricordi. Questa visione ci è parsa intelligente e originale.

L’ambientazione, curata nei dettagli scenografici e nei costumi, ha restituito l’atmosfera mondana della Parigi di inizio Novecento, con colori vivaci, nei costumi e negli elementi di scena, e con le proiezioni sullo sfondo che accompagnano i quadri della vicenda e gli stati d’animo dei personaggi.
Per sottolineare l’aspetto edonistico del comportamento dei protagonisti sono stati qui aggiunti, rispetto al libretto originale, alcuni inserti musicali e danze che hanno arricchito questa edizione del Bellini di Catania, ottenendo il favore del pubblico, che si è divertito palesemente e ha dimostrato di gradire l’omaggio a Offenbach – fra i padri di questo genere- con la Barcarolle e poi, soprattutto, nel finale con il Ca Can, perché, come si diceva, “danziamo sull’orlo…”
Molto belle e articolate le coreografie e l’esecuzione del Balletto del Sud.

Dal punto di vista musicale, l’orchestra del Teatro Bellini, diretta dal Maestro Roberto Gianola, ha offerto un’interpretazione brillante e precisa, mettendo in luce tutta la ricchezza melodica della partitura di Lehár e, appunto, questi ampliamenti musicali. Le celebri pagine dell’operetta – dai valzer romantici ai numeri d’ensemble più frizzanti – sono state eseguite con eleganza e grande sensibilità stilistica.
La protagonista nel ruolo di Hanna Glawari ha brillato per presenza scenica e qualità vocale, dando vita a una vedova affascinante, ironica e perfettamente in linea con il carattere del personaggio. Mihaela Marcu, soprano lirico rumeno, conosciuta per la sua carriera internazionale sulle scene d’opera europee, si è distinta per la purezza del timbro, l’estensione vocale e la versatilità interpretativa.
Riuscite le scene corali e i momenti danzati, tra cui il celebre “Valzer”, che ha conquistato il pubblico con la sua eleganza senza tempo, mentre il divertimento puro è stato affidato alla vis comica e alla presenza scenica di Giovanni Calcagno che, attore, regista teatrale, autore e cantastorie siciliano, attivo nel cinema, nella televisione e nel teatro, si è servito della sua esperienza e del suo mestiere per costruire il personaggio di Njegus, creando una caricatura buffa e stralunata, commentatore di un intrigo che viene scoperto e dell’azione concitata che lega le due coppie.
Questa produzione de La Vedova Allegra si presenta come un sicuro successo, capace di unire leggerezza e qualità musicale, e di dimostrare, anche, una capacità di riflessione tanto più evidente quanto più stridente si fa il contrasto tra aspetto festoso e sottotesto malinconico.
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