
Tadaà, storie di varietà. Confidenze e racconti di Arturo Brachetti
Per la stagione – la tredicesima- 25/26 di Palco Off, grazie all’iniziativa di Francesca Romana Vitale e Renato Lombardo, al Teatro Ambasciatori di Catania, in anteprima nazionale, è tornato sul palco catanese uno degli artisti più indiscussi e versatili del panorama italiano, Arturo Brachetti, con Tadaa (di cui ha curato anche la regia).
Prodotto da Arte Brachetti srl, Tadaa è “un racconto teatrale che dà spazio alla dimensione dello showteller” (note di regia); si tratta di un viaggio dentro l’immaginazione, che segue le tappe della storia del varietà, dalle più lontane origini rintracciate nel Medioevo, alla Commedia dell’arte, ai caffè chantant, alle riviste, fino agli anni più vicini a noi, in un susseguirsi di quadri scenici che mescolano magia, illusionismo, comicità e poesia visiva. E’ un chiaro omaggio al genere ma non pensato in chiave nostalgica quanto piuttosto costruito con l’intento di riscoprire le ragioni di un linguaggio ancora molto presente nella quotidianità, a voler dimostrare che il varietà non è morto.
Con il supporto del pianista Diego Mingolla che accompagna suonando dal vivo la performance dell’artista torinese, e con proiezioni di video e fotografie che servono a rinfrescare la memoria su volti e personaggi, in novanta minuti, Brachetti gioca con lo spazio e con il tempo, passando con disinvoltura da un mito all’altro, da un mondo a un altro.
Molti i volti noti ricordati: Petrolini, Fregoli, Totò, Wanda Osiris, Josephine Baker, Renato Rachel, Raffaella Carrà… “personaggi strampalati che hanno cambiato le mode per tutto il Novecento”
Chi scrive, per ragioni puramente affettive e di intima memoria familiare, ha avuto un moto di tenerezza nel momento del ricordo di Erminio Macario, l’attore comico torinese, personalmente conosciuto da Arturo Brachetti giovanissimo. Macario è stato, per chi abbia vissuto l’infanzia negli anni Settanta, il volto stralunato della rivista televisiva in bianco e nero, gli occhioni sgranati, la finta balbuzie, l’accento piemontese inconfondibile, la pubblicità di un famoso panettone.
In questa lunga carrellata, al centro della scena, a raccontare e commentare, elegante e imponente Arturo Brachetti introduce, cuce frammenti, disegna scenari, ripercorre una storia con la sua presenza scenica inconfondibile.
Purtroppo, però, la sua caratteristica energia è venuta meno; l’erede di Fregoli, l’uomo che è stato riconosciuto come il trasformista più veloce del mondo, lo abbiamo visto spesso sbirciare il gobbo per ricordare le battute, inciampare su alcuni passaggi, rallentare il ritmo. Ci ha sorpreso molto, in uno spettacolo pensato per incantare e divertire, avvertire qualche momento di noia. Sono mancati i travestimenti sbalorditivi a cui l’artista ci ha da sempre abituato -se non per qualche piccolo spunto- sono mancati i costumi ingombranti e abbaglianti, è mancato il ritmo e l’esuberanza. Un proposito di grande interesse carico di intenzioni validissime, di fantasia e leggerezza, è apparso vanificato da una resa complessiva debole.
Agli organizzatori rimane il merito di aver ricondotto in città, dopo tanti anni, un artista fuori dagli schemi, riconosciuto a livello mondiale, “l’uomo dai mille volti”, insignito da tanti premi e onorificenze, da tempo amato dal pubblico che ha, infatti, applaudito divertito a fine serata.
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