L’Ortopedia del Potere e la Memoria dei Corpi. L’arte di resistenza di Santiago Sierra tra Palermo, Roma e lo scenario globale
Il lavoro di Santiago Sierra continua a rappresentare una delle voci più potenti, urgenti e necessarie dell’arte contemporanea internazionale, muovendosi con straordinaria coerenza da oltre trent’anni sul terreno scomodo ma indispensabile della denuncia politica e della testimonianza civile. Nelle tappe ospitate da Spazio Rivoluzione; sia nella storica sede palermitana di piazza della Rivoluzione 9, curata da Adalberto Abbate, sia in quella romana di via dei Savorgnan 60; l’artista madrileno affronta con coraggio i nodi più drammatici del nostro presente geopolitico, la questione palestinese, la militarizzazione del controllo statale, la violenza istituzionalizzata lungo le frontiere e la sistematica cancellazione dell’identità individuale perpetrata dai poteri forti. Lontano da ogni forma di compiacimento estetico, l’opera di Sierra si conferma uno strumento di risveglio etico e di profonda resistenza culturale. A Palermo, la mostra Ejercicios para una gimnasia popular accoglie il pubblico con una forza visiva dirompente e di altissimo impatto civile. Presentata in anteprima mondiale, il progetto riunisce un corpus imponente di oltre 3.500 fotografie scattate a Palermo e in molteplici contesti internazionali, tra cui Brasile, Colombia, Messico, Spagna, Costa Rica e Gambia. Le immagini immortalano persone incontrate lungo le strade, uomini e donne di ogni età e provenienza, ritratti uno alla volta su uno sfondo neutro e rigorosamente privi di volto. Le pose a cui sono chiamati a sottostare replicano fedelmente i protocolli di fermo e di arresto delle forze dell’ordine, braccia contro il muro, corpi a terra, mani dietro la schiena. Questa straordinaria “ginnastica popolare” svela con lucidità la grammatica attraverso cui l’autorità addestra i corpi alla sottomissione. Annullando il volto e l’identità anagrafica, Sierra compie un atto di universalizzazione di altissimo valore politico, non essendoci un nome o una storia particolare da cui prendere le distanze, lo spettatore si riconosce immediatamente in quel corpo vulnerabile, comprendendo che in quella stessa posizione potrebbe trovarsi chiunque. L’isolamento e la spersonalizzazione non sono un limite dell’opera, ma lo specchio fedele della violenza esercitata dal potere moderno, che riduce gli individui a unità anonime pur lasciandoci percepire come parte di una grande e universale massa di oppressi Il testo critico che accompagna l’esposizione palermitana illumina con grande acume il concetto di “palestinizzazione” della società contemporanea. Le pratiche di controllo, limitazione della libertà di movimento, sorveglianza e detenzione sperimentate sulla popolazione palestinese non restano confinate in un’area specifica, ma vengono esportate e riadattate dai governi occidentali contro migranti, manifestanti e classi subalterne.

A mio avviso, l’intuizione fondamentale di questa riflessione risiede nell’intrecciare tale lettura con la lezione biopolitica di Michel Foucault. Il potere contemporaneo ha smesso di agire esclusivamente come una forza sovrana punitiva o coercitiva calata dall’alto; al contrario, si configura come una tecnologia capillare e pervasiva che disciplina direttamente la carne e lo spirito, ordinando i corpi per renderli docili, visibili e permanentemente classificabili. In opere come Sorvegliare e punire e Nascita della clinica, Foucault dimostra come l’istituzione carceraria, la scuola e i dispositivi di sicurezza non siano strutture isolate, ma i tasselli di un unico modello disciplinare che plasma l’intero tessuto sociale attraverso una vera e propria ortopedia del corpo. Quella che osserviamo è dunque un’educazione fisica e gestuale a cui la società viene assuefatta fin dall’infanzia; un addestramento silenzioso e pervasivo che insegna a sottomettersi ai protocolli di fermo e di controllo prima ancora di averne piena consapevolezza anagrafica o politica. In questo senso, la logica carceraria finisce per sovrapporsi e prevalere sul risanamento delle disuguaglianze economico-sociali, sostituendo la riabilitazione con il mero contenimento e la soppressione. Tuttavia, proprio richiamando l’impianto foucaultiano per cui «dove c’è potere, c’è resistenza», questa analisi sollecita una presa di coscienza radicale; riconoscere tale grammatica del controllo stampata sulle proprie abitudini fisiche e sulla nostra educazione alla sottomissione diventa il presupposto indispensabile per disimparare l’obbedienza cieca, trasformando la consapevolezza del proprio corpo in un vero e proprio atto di disobbedienza.

Questo filo conduttore unisce drammaticamente contesti all’apparenza distanti ma accomunati dal medesimo dispositivo coercitivo, dalle drammatiche violenze della polizia italiana alla scuola Diaz durante il G8 di Genova alle azioni extragiudiziali delle squadre dell’ICE contro i migranti negli Stati Uniti, fino ai teatri d’occupazione in Medio Oriente. Proprio muovendo da queste premesse, l’opera di Sierra si spinge giustamente al cuore delle contraddizioni del presente geopolitico. Questa “palestinizzazione” è ormai tragicamente visibile anche in Europa e nelle democrazie occidentali, dove chi manifesta pacificamente per la Palestina viene sistematicamente associato al sospetto o al terrorismo, palesando una pericolosa giustizia a due velocità che criminalizza il dissenso mentre le vere stragi di civili rimangono impunite. Nel passaggio alla sede romana di Spazio Rivoluzione, il progetto si trasforma in un monumento sonoro e performativo di inestimabile valore etico con la performance Israeli State Crimes in Palestine since 14 May 1948. Invece delle immagini, l’opera sceglie la via solenne e commovente della lettura continuativa dei nomi di tutte le vittime palestinesi registrate dal 14 maggio 1948 ad oggi. Prodotta e curata dal collettivo A/POLITICAL in collaborazione con l’artista Maricel Álvarez, questa straordinaria marcia della memoria è stata trasmessa in diretta streaming 24 ore su 24 attraverso una rete internazionale di istituzioni museali d’eccellenza, tra cui il BPS22 in Belgio, l’ICA in Bulgaria, il SAW in Canada, il Museo de la Solidaridad Salvador Allende in Cile, Dar Jacir a Betlemme, la Kyivbiennale e lo stesso Spazio Rivoluzione a Roma. Laddove la distruzione degli archivi e l’occupazione hanno cancellato i dati anagrafici, la voce recitante pronuncia con rispetto la parola araba Majhul (“Sconosciuto”), restituendo dignità e presenza a chi il potere ha cercato di cancellare per sempre. Questo capolavoro di memoria si inserisce perfettamente nel prestigioso percorso internazionale dell’artista, inaugurato in occasione della grande mostra Death & Money allo spazio Brutus di Rotterdam e destinato a toccare altre importanti sedi nel mondo. Il percorso complessivo firmato da Santiago Sierra tra Palermo e Roma rappresenta un trionfo dell’arte impegnata, capace di rifiutare la rassicurazione per offrire uno spazio di verità, resistenza e consapevolezza civile. Di fronte ai tentativi del potere di cancellare l’identità e ridurre i corpi a merce o a ostacoli da eliminare, l’arte di Sierra si erge a baluardo insostituibile, costringendoci a non girare lo sguardo dall’altra parte e ricordandoci che la difesa della giustizia e dei diritti umani riguarda ciascuno di noi, indistintamente.
Progetto artistico generale
Artista: Santiago Sierra
Tappa di Palermo Ejercicios para una gimnasia popular (anteprima come videoesposizione)
presso Spazio Rivoluzione — Piazza della Rivoluzione 9, Palermo
Curatela: Adalberto Abbate
Testo critico: Luisa Montaperto
Supporto tecnico: Amici dei Musei Siciliani
Tappa di Roma
Performance: Israeli State Crimes in Palestine since 14 May 1948
Presso Spazio Rivoluzione — Via dei Savorgnan 60, Roma
Produzione e curatela: A/POLITICAL
Co-curatela: Maricel Álvarez (in collaborazione con un istituto di ricerca palestinese)
Progetto internazionale collegato Mostra in rete: Death & Money Sede: Brutus, Rotterdam (Paesi Bassi)
Curatela: A/POLITICAL
![]()
