TENTATIVO DI RAPPRESENTAZIONE DI MORTE ACCIDENTALE DI UN ANARCHICO, AL FRINGE CATANIA

UN TENTATIVO PERFETTAMENTE RIUSCITO

 

Regia e ideazione: Marcantonio Graffeo

Interpreti: Elisabetta Tortora, Silvia Bazzini, Davide Mercuri, Alessandro Pace, Greta Egidi, Federico Corsale, Mattia Fato, Simone Cristiani e Valerio Montanari

Produzione: Collettivo Teatro Immagine

 

Si deve riconoscere al Catania Fringe Festival il coraggio di avere inserito, nel programma di quest’anno, uno spettacolo che è un’assoluta testimonianza di quanto il teatro possa essere luogo di denuncia politica, civile, storica e di attenzione verso dinamiche che riguardano il presente.

Il teatro è il luogo della coscienza e dell’impegno, così come può esserlo dello svago e dell’intrattenimento, ma la filosofia del Fringe è la libertà di espressione e la determinazione di artisti, autori, registi di usare il palcoscenico (sia anche quello di una piccola sala) per raccontare se stessi e lasciare spazio alla creatività.

Partendo da questa premessa, si riconosce innegabilmente il valore immenso della pièce Tentativo di rappresentare di Morte accidentale di un anarchico di Marcantonio Graffeo, visto nella sala  del Cortile Murgo.

E’ evidente, dal titolo, il riferimento a uno dei testi più discussi e più importanti di Dario Fo, scritto insieme a Franca Rame nel 1970 per raccontare “il caso Pinelli”, la vicenda dell’anarchico interrogato in caserma dopo la strage di Piazza Fontana e misteriosamente caduto (“con un balzo felino”) dalla finestra della stanza dove la polizia lo stava interrogando, il 15 dicembre del 1969.

La morte di Giuseppe Pinelli è stata subito ritenuta sospetta e quindi oggetto di indagine e di interrogatori.

Quando Dario Fo e Franca Rame decisero di trattare il caso, che ancora faceva discutere l’Italia intera, lo fecero con gli strumenti che  erano loro congeniali: la scrittura teatrale e il paradosso comico che, però, si basava su documenti processuali, atti d’inchiesta e materiali giornalistici. Crearono un contesto ridicolmente grottesco con un protagonista giullare moderno, un “Matto” che usa la maschera per smascherare bugie e contraddizioni del potere.

Dario Fo è stato il maestro della maschera moderna, della rivisitazione della Commedia dell’Arte. Nel suo Manuale minimo dell’attore aveva dichiarato “le maschere non servono a mascherare” e così  si è servito della maschera del “Matto” per usare il filtro della satira e raccontare, più liberamente, i tragici avvenimenti di quella notte di dicembre.

Oggi, a cinquantasette anni di distanza da Piazza Fontana, dalla morte di Pinelli, dalla morte del commissario Calabresi, ha ancora un senso recuperare quel testo e raccontare quella storia?

Lo ha trovato il senso e lo ha ridato all’operazione compiuta da Fo, l’autore e regista Marcantonio  Graffeo che ha riunito un gruppo di attori giovanissimi, e bravissimi, e ha creato appositamente il Collettivo Teatro Immagine che ha portato in scena, in questi giorni, durante la seconda settimana dell’evento Fringe, a Catania,  un Tentativo di rappresentazione di morte accidentale di un anarchico.

Lo diciamo subito: un tentativo magistralmente riuscito grazie ad alcune trovate nuove sulla messinscena e, contemporaneamente, al grande rispetto per il lavoro di Fo.

“Attraverso una narrazione dinamica e necessaria, lo spettacolo trasforma la memoria collettiva in un atto scenico urgente, civile e profondamente umano” (sinossi di presentazione)Una compagnia si prepara per le prove dello spettacolo, come in una citazione  che ricorda l’incipit dei Sei personaggi di Pirandello; si canta la celebre sigla degli spettacoli dell’autore milanese, poi gli attori ritagliano un quadrato sulla scena segnando confini che circoscrivono un ring, dove avviene uno scontro, ma anche una scena del crimine, dal crimine orrendo dell’esplosone della bomba al suicidio/omicidio dell’anarchico interrogato in questura, all’uccisione del commissario Calabresi.  Come in una successione di fotogrammi, viene raccontata tutta la sequenza di accadimenti dall’arresto al processo, alle interviste rilasciate ai giornalisti, agli interrogatori, alle confessioni, alle testimonianze.Graffeo ha aggiunto e arricchito, ha creato, sempre nella ferrea struttura della commedia-farsa, una serie di collegamenti con documenti come l’inchiesta di Camilla Cederna La strage di Stato e Pinelli. Una finestra sulla strage e frammenti tratti da docufilm di Elio Petri Tre ipotesi sulla morte di Pinelli, che allora vide la presenza di Gian Maria Volontè.

Ecco perché questo Tentativo è un’operazione intellettualmente raffinata e coraggiosamente necessaria, oltre che un commovente e rispettoso omaggio al Premio Nobel per la Letteratura e alla moglie. L’uso delle maschere di cartone che riproducono il volto di Dario Fo (e anche quello dei personaggi reali della storia) e Franca Rame è commovente per chi guarda ma è anche una tecnica precisa che va nella direzione dello straniamento scenico e della mymesis.

Viene da sorridere a pensare che gli attori così credibili, cosi convincenti, così potenti sono talmente giovani che non solo non erano nati in quegli anni, ma che nemmeno hanno mai studiato sui libri di storia quei terribili fatti. Perché di quegli anni non si parla più, non si studiano, non si raccontano. Anzi, qualche politico alle commemorazioni, fa anche finta di sbagliare, di avere lapsus, e ne attribuisce la responsabilità ad altre componenti del terrorismo degli Anni di piombo.

E quindi è da premiare lo spettacolo, è da premiare la volontà dell’autore che non vuole lasciare all’oblio una piaga dei nostri tempi, è da premiare il coraggio degli organizzatori del Fringe Catania per avere scelto questo Tentativo che è apparso, senza dubbio alcuno, lo spettacolo più attinente allo spirito fringe di questa quinta edizione.

In scena fino a domenica all’interno del Catania Off Fringe Festival

Loading