Prometeo Incatenato di Eschilo all’Amenanos Festival di Catania: il conflitto universale del mito antico


Regia di Daniele Salvo
Interpreti: Giancarlo Latina (Prometeo), Melania Giglio (Io), Michele Lisi (Oceano), Simone Ciampi (Efesto, Hermes),
Valentina Corrao, Cinzia Cordella, Marcella Favilla,  Carlotta Mangione, Francesca Maria,  Beatrice Ronga, Elisa Zucchetti, (Le Oceanine), Salvo Lupo (Ananke)
Assistente alla regia: Matteo Fiori
Costumi: Daniele Gelsi. Scene: Fabiana Di Marco
Produzione: Amenanos Festival Associazione Culturale DIDE
Teatro greco-romano di Catania dal 29 maggio all’1 giugno 2026

 

Si è  ripetuto anche quest’anno a Catania l’Amenanos Festival,  una delle realtà più significative nella valorizzazione del teatro classico in Sicilia, che ha come luogo delle rappresentazioni il magnifico teatro greco-romano e la sua suggestiva  posizione, nel cuore del centro storico della citta e, unico caso al mondo, dolcemente appoggiato sull’ Amenano, il fiume sotterraneo della città, che riemerge, quasi a volersi fare spettatore e ospite d’onore, ai piedi della cavea e sotto gli ambulacri. Il fiume che ha dato origini e identità antiche e mitiche ai catanesi è il protagonista del festival creato e fortemente voluto dall’Associazione culturale DIDE, cioè dall’imprenditore Michele Di Dio che da anni ha pensato e costruito un evento di portata internazionale e di grande richiamo.

Le pietre millenarie del sito archeologico dialogano con i testi, creando un ponte naturale tra passato e presente, dove  il mito non appare come un reperto museale, ma come una storia ancora capace di interrogare il nostro tempo.

Quest’anno il festival  ha riproposto in cartellone la Medea di Seneca con la regia di Daniele Salvo e Melania Giglio nel ruolo del titolo, e Prometeo incatenato di Eschilo dello stesso regista.

Il Prometeo, visto il primo di giugno, è stato uno spettacolo intenso ed  elegante, allo stesso tempo struggente e  filosofico,  che conferma il profondo amore e la conoscenza dei classici del regista che ha compiuto una  scelta  coraggiosa: sottrarre anziché aggiungere, lasciando che siano la parola tragica, la forza degli interpreti e la maestosità del luogo a dominare.

Al centro della scena, nel semicerchio circoscritto da edifici e sovrastato da un frammento di cielo, emerge una piramide di ferro che sarà carcere dentro al quale verrà rinchiuso il dio che ha osato sfidare il padre Zeus e donare agli uomini il fuoco. Condotto in catene, condannato dall’editto divino e dalla inesorabile Ananke – la Necessità, presenza resa qui visibile e potentissima che attraversa l’intera tragedia,  interpretata da Salvo Lupo che recita in greco e sovrasta l’azione scenica-   un magistrale Giancarlo Latina, che dà vita a un Prometeo fiero, dolorosamente umano e allo stesso tempo titanico. La sua interpretazione evita ogni enfasi retorica, ogni declamazione solenne, ma  restituisce il valore di un personaggio che resiste alla tirannide di Zeus con la sola forza della propria coscienza. Il suo sacrificio per l’umanità assume così una sorprendente attualità, trasformandosi in una riflessione sul rapporto tra potere, libertà e responsabilità individuale.

Tra i momenti più significativi dello spettacolo spicca il lungo monologo in cui Prometeo rievoca la sorte dei Titani e il proprio ruolo nella guerra contro Crono. Il dio non è soltanto il benefattore dell’umanità, ma il testimone di un passaggio storico e cosmico tra vecchi e nuovi ordini di potere. Il racconto mette in luce una verità paradossale e profondamente tragica: Prometeo è colui che contribuì alla vittoria di Zeus, consigliandolo e sostenendolo nella lotta contro i Titani, per poi diventare egli stesso vittima della sua tirannide.

La forza del monologo risiede proprio in questa contraddizione: il potere, una volta conquistato, tende a dimenticare coloro che ne hanno reso possibile l’ascesa. Affilata come una lama l’interpretazione di Latina in questo ricordo che  non guarda soltanto al passato, ma prefigura il futuro: Prometeo sa che anche il dominio di Zeus non è eterno e che ogni forma di potere assoluto porta in sé il germe della propria caduta, una meditazione senza tempo sulla storia, sulla giustizia e sul destino.

Accanto a Latina è stata molto apprezzata l’interpretazione di Melania Giglio -conosciuta e amata dal pubblico catanese- nel ruolo di Io, vittima innocente della volontà divina e simbolo della sofferenza umana di fronte all’arbitrio del potere. Il suo incontro con Prometeo rappresenta uno dei momenti più intensi dell’opera: due destini segnati dalla persecuzione di Zeus si riconoscono nel dolore e nella resistenza. La sua presenza introduce una dimensione profondamente emozionante nella tragedia, contrapponendo alla fermezza eroica del Titano la fragilità di una donna costretta a un interminabile pellegrinaggio. Attraverso Io, Eschilo dà voce a chi subisce la violenza del potere senza aver commesso colpe, rendendo il dramma ancora più universale e vicino alla sensibilità contemporanea e, attraverso la commovente potenza della Giglio,  il messaggio ha chiamato dentro al testo ogni singolo spettatore.

Daniele Salvo ricorre a pochi elementi spettacolari per lasciare parlare direttamente il primo dei tre tragediografi che aveva introdotto il secondo attore in scena per dare voce al conflitto: luci, nebbie e musiche contribuiscono a costruire un’atmosfera sospesa. Le Oceanine (con costumi azzurro mare, di Daniele Gelsi), che costituiscono il coro e gli altri personaggi che accompagnano il percorso  del Titano,  arricchiscono il racconto senza mai distogliere l’attenzione dal cuore tragico dell’opera, interessante la doppia interpretazione di Simone Ciampi che è Hermes ed Efesto, e quella di Michele Lisi che è Oceano.

Il Prometeo dell’Amenanos Festival non punta sull’effetto spettacolare, ma sulla profondità del pensiero e sull’emozione autentica. La concezione scenica è destinata alla riflessione e dimostra come i classici, quando affrontati con rigore e sensibilità, possano ancora parlare con straordinaria forza al pubblico contemporaneo.

Foto di Salvo Vasta

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