«Damnatio Memoriae» a Scenario Pubblico per la rassegna «Uno. Nessuno. Centomila INVISIBILI» Una distopia possibile

A Scenario Pubblico, a Catania, l’associazione culturale Rebetiko Produzioni, ha portato in scena l’opera teatrale di drammaturgia contemporanea Damnatio Memoriae, una Theatre Rock Opera,  scritta e diretta da Paolo Toti Guagenti., per la rassegna  Uno. Nessuno. Centomila INVISIBILI.

Un testo costruito con l’intento di realizzare un’opera complessa, fatta di dramma, azione, esecuzione musicale dal vivo, che vede protagonisti Chiaraluce Fiorito, Maria Rita Sgarlato, Santo Santonocito, Francesca Pulvirenti, e i Color Indaco. Direzione musicale, scene, costumi, audio e visual art sono di Paolo Toti Guagenti. Grafica Central Color.

In un futuro(im)possibile, non ben definito,  in un appartamento di un palazzo, tre personaggi sopravvissuti vivono  uno scenario di una condizione umana ai limiti della sopravvivenza, della paura, dello scontro e del racconto scaturito dalla volontà di capire: “Come siamo arrivati a questo punto?”

Loro appartengono a una fazione, un movimento politico, detto dei “cravattini arancioni”, in lotta con quella dei “cravattini porpora”. L’appartamento è il loro rifugio da quando sono avvenuti scontri violenti nella piazza del mercato del distretto est; da allora i collegamenti sono interrotti, la comunicazione è impossibile, i viveri non esistono, ma, soprattutto, i tre sono sopraffatti dalla paura.

Lo spettacolo inizia con l’esibizione del gruppo musicale I Color indaco di brani rock/metal con la voce graffiante e profondissima di Francesca Pulvirenti. Sullo sfondo uno schermo sul quale scorrono immagini di oggi, delle guerre dei nostri giorni.

Sono immagini crude, realistiche, con eserciti in marcia, bombardamenti, vittime, bambini uccisi e feriti, aerei e droni, e poi i potenti di tutte le nazioni, coi loro comizi e la mistificazione della verità in chiave bellicistica e retorica. La musica diventa così forte, incisiva da essere quasi disturbante, come disturbanti sono le immagini che ci ricordano che quello che ci stanno raccontando in questa piéce piena di azione e inquietudine non è una situazione vagamente dispotica ma, ahimè, terribilmente possibile. Soprattutto è possibile  la falsa narrazione della verità che nasce per giustificare, mascherare, legittimare la frenesia del potere che scavalca il rispetto dell’umanità, e sfocia nella violenza. Da una parte il bene, non più riconoscibile, dall’altra il male assoluto.

“Una coltellata che taglia il mondo in due metà ingannate, che non si ascoltano, che non si guardano, che non si rispettano”. Ognuno dei tre ha un suo momento da raccontare, a Chiaraluce Ferlito, Maria Rita Sgarlato e Santo Santonocito è affidato  un monologo che contiene uno sfogo, un ricordo,  una testimonianza del vissuto personale che non è legato a quel singolo contesto ma alla più intima essenza dell’umanità messa profondamente in crisi. Un quarto personaggio sibillino, interpretato da Francesca Pulvirenti, come un profeta, come un nunzio,  cercherà di restituire un po’ di giustizia, dignità e verità alla storia. Ci sono passaggi nel testo scritto da  Toti Guagenti  che hanno un peso davvero sconvolgente per la profonda attenzione verso i meccanismi ai quali noi oggi, umanità del XXI secolo, ci stiamo abituando. C’è un’analisi critica che ha il peso di un testo tragico sul sistema finanziario, sulla comunicazione, sul lavaggio del cervello che subiamo tutti, i ragazzini  per primi, sulla distruzione della cultura. A un certo punto della vicenda l’uomo, quello più nostalgico, mostra alle due donne dei frammenti di fogli conservati con frasi che a loro sembrano sconnesse e, soprattutto, pericolose; sono frasi di Ghandi, Dostoevskij, Foscolo, Ungaretti e persino…Dio.

In quel momento, in un futuro non identificato, la lettura è stata proibita.  Così la manipolazione del pensiero è più facile, può diventare totale. Dopo la strage avverrà la cancellazione della memoria, così la “pacificazione” sarà possibile per i vincitori.

Viene in mente sicuramente la grande letteratura distopica a partire da 1984 di Orwell, Fhareneiht 451 di Bradbury, il film V per Vendetta, I racconti dell’Ancella di M. Atwood e altri e come accade leggendo quei testi ci si accorge che il  quadro, anche cambiando i contesti, è spaventosamente riconoscibile.

Il linguaggio utilizzato da Toti Gaugenti è un profluvio di parole dal forte senso tragico, pesate una per una per enfatizzare e scolpire attraverso l’uso di metafore e allegorie, passaggi funambolici ma ricchi di riferimenti storici, politici, antropologici.

«Lo spettacolo agisce secondo i criteri pertinenti al teatro di prosa, – spiega l’autore e regista Paolo Toti Guagenti – in sinergia con la musica che, attraverso una mia scelta prevalentemente rock, è organica al racconto.”

E’  in effetti, perfettamente organica al racconto la musica eseguita dal vivo; contribuisce a creare l’atmosfera claustrofobica che risucchia lo spettatore in quello spazio angosciante, soprattutto l’ultima esibizione con la canzone Zombie dei Cranberries eseguita dalla voce di Francesca Pulvirenti e dalla vocalist del gruppo.

Si esce fortemente turbati da questo spettacolo perché il nostro presente, nel 2026, ci sembra già destinato alla Damnatio memoriae, dove l’invisibilità è il risultato dell’incomunicabilità in un mondo che appare come annebbiato dalla comunicazione a tal punto che non siamo più capaci di riconoscere la verità, di distinguere i colpevoli dagli innocenti, di separare nettamente il bene dal male.

Non è una distopia quella che è stata portata in scena, non è nemmeno una profezia,  ma analisi lucida e lacerante delle dinamiche del presente.

 

 

 

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