
La rassegna TROVARSI è stata presentata al teatro del Canovaccio
Di grande interesse e sollecitazione culturale ed emotiva il nuovo cartellone del Teatro del Canovaccio a Catania, presentato nella serata di domenica 11 ottobre, nella Sala di Via Gulli, 12 a Catania, alla presenza degli artisti coinvolti, autori, registi, attori. La rassegna ha un titolo davvero emblematico, Trovarsi, e si propone di offrire una sollecitazione al pubblico che sia carica di riflessioni e momenti di leggerezza, ma che permetta, anche, di fare introspezione verso il nostro animo e le nostre esperienze per aiutare gli spettatori, appunto, a Trovarsi
Sette spettacoli di natura e tematiche assolutamente differenti sono compresi nella la stagione 2026/2027.
-Si comincia a novembre (6,7,8) con un testo che affronta l’argomento serio della malattia con ironia e profondità. FIFI’ O DELLA FIBROMIALGIA a cura e con Laura Giordani Produzione CTS Centro Teatrale Siciliano.
Come classificare la fibromialgia? Malattia? Sindrome? Chi se ne occupa: neurologo, reumatologo? Si può raccontare una malattia con leggerezza e delicatezza, e col sorriso sulle labbra? Si, perché io non sono la mia malattia, bensì la ospito, la devo accogliere, e la devo raccontare, soprattutto per farla arrivare a quelle donne, e alle loro famiglie, che non riescono ad affrontarla con il giusto stato d’animo.
-A dicembre (4,5,6) vedremo SIBILLA E MILENA , Un Viaggio chiamato abisso, da S. Aleramo e F. Kafka ideazione e regia di Silvio Laviano, Produzione Babele Teatro con: Barbara Gutkowski e Loriana Rosto, ideazione scenica e regia: Silvio Laviano, produzione: Babele Teatro
Sibilla e Milena si leggono, si interrompono, si riconoscono, si attraversano, si denudano metaforicamente, “scrivendo loro stesse”, scrivendosi addosso.
.In un ipotetico incontro in scena, mai realmente avvenuto, tra queste due Anime verrà scritta, respirata, vissuta la possibile salvezza da quell’ abisso chiamato amore.
In un intreccio di diari, lettere autentiche, frammenti biografici e scrittura scenica resterà una domanda, la stessa per entrambe: è possibile essere donna, libera e amata, senza dover chiedere scusa?
Due donne, due storie, due autrici, due attrici, oggi.
-Nel mese di gennaio (22.23.24) sarà in scena CLASSE DI FERRO di Aldo Nicolaj, regia di Franco Giorgio, Produzione Teatro del Canovaccio, con Aldo Toscano, Katty Governali, Gianni Zuccarello.
In una panchina di un giardino pubblico si incontrano Libero Bocca e Luigi La Paglia, stessa età, anzi come dice uno dei due: “… della stessa classe, la classe di ferro”. Ogni giorno si incontrano su quella panchina e parlano.
Giorno dopo giorno, le tensioni fra i due si allentano e nasce una profonda amicizia fatta di ricordi belli, ma anche di amarezze e privazioni, di angherie e cocenti delusioni.
Esplode così, in loro, un forte desiderio di fuga, di libertà, di rivincita. La meta sarà un luogo “magico”: il paesino dove viveva Libero da bambino.
Sarà un tentativo di fuga rocambolesco: “Lì nessuno ci cercherà”, e lì potranno decidere del breve tempo che resta loro da vivere.
Il tema della solitudine, della terza età, dell’allontanamento dai propri affetti, passa da note ora comiche ora tenere ora grottesche, ora drammatiche.
È la commedia dei ricordi, di quello che eravamo, ma anche di quello che ci aspetta nei giorni tristi dell’inevitabile vecchiaia.
-Vedremo a febbraio (26,27,28) un testo di Sartre che farà molto riflettere: A PORTE CHIUSE da J P. Sartre, Produzione Teatro del Canovaccio, con Stefania Micale, Valeria Roccella, Valerio Santi
In questo inferno privato, laico e borghese si muovono i tre personaggi della pièce, anime morte in cerca di una sospensione della pena… per una semplice legge del contrappasso più interagiscono tra di loro, più le loro inconfessabili colpe escono allo scoperto e più la loro sofferenza, morale e psicologica, si riflette inesorabilmente nello sguardo degli altri. Siamo tutti boia e l’implacabile regard sartrien ci offre in questo atto unico la prova inconfutabile di essere tra assassini.
-GENERALI A MERENDA sarà lo spettacolo del mese di marzo (19,20,21), di Boris Vian, regia Gaetano Lembo. Produzione Teatro del Tre
Il tema proposto in questo testo è quello della guerra, in unopera che è, forse, tra le più corrosive e più riuscite che ci ha lasciato Boris Vian. Una guerra che non si addice affatto al generale James Audubon Wilson de La Pétardière-Frenouillou, che preferisce organizzare merende a casa di sua madre con i suoi compagnucci militari. Trasformati teatralmente, quelli che devono gestire il potere e la vita degli uomini in battaglia, sono disegnati come bambini stupidi in alta uniforme intenti in stupidi giochi. Ancora una volta in Boris Vian non troviamo nessun’altra arma se non quella dell’umorismo sfrenato, imprevedibile, liberatorio.
-Ad aprile (2,3,4) sarà la volta di MEDEA di Chiara Putaggio, regia Giovanni Carta, con Egle Doria e Luana Rondinelli, regia di Giovanni Carta, Produzione Madè.
Medea è straniera prima ancora che colpevole.
. In questa messinscena, l’esilio non è solo condizione geografica, ma ferita permanente.
Nomade per destino, Medea porta con sé una memoria che è insieme potere e condanna. Figlia del Sole, discende da una luce originaria che nel presente si è fatta opaca, quasi irriconoscibile.
L’atmosfera è quella di un dopoguerra indefinito. Non una guerra storica, ma una guerra interiore: macerie emotive, relazioni spezzate, identità disgregate.
In questo spazio sospeso si consuma il contrasto tra umano e divino: cosa resta di umano quando si è privati di ogni radice? E quale forma può assumere il divino quando si incarna nella perdita?
Lo spazio scenico si configura come un rifugio precario, un luogo di sopravvivenza più che di appartenenza, una cassa di risonanza della sua interiorità: un rifugio che è anche prigione, un contenitore di memorie che non trovano ordine ,lasciando Medea sospesa in una zona intermedia, senza possibilità di risalita o discesa.
-ETERA concluderà la stagione nel mese di maggio (7,8,9) regia di Valentina Bighetti, con V. Bighetti, C. Guerrieri e A. Bartolomé, Produzione Terra e popoli Onlus per Teatro Randagio
Cinque esistenze inzuppate di vita.
Chi attraversa il coraggio di rinascere in un corpo nuovo, chi ha lasciato la propria terra per inseguire un sogno e si è ritrovata prigioniera, chi ha scelto di interrompere un legame prima ancora che nascesse, chi ha scoperto l’amore negli occhi di chi non può vedere, o meglio sa vedere oltre, e chi, con la voce ancora bambina, racconta un dolore che non dovrebbe esistere.
Un mosaico di anime ferite, che parlano di libertà, dignità, coraggio e solitudine, dove ogni parola diventa un atto di resistenza e ogni silenzio un grido che chiede di essere ascoltato.
Sette spettacoli da non perdere, sette momenti di incontro nel clima accogliente e raffinato del Teatro del Canovaccio.
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