scritto, diretto e interpretato da Laura Giordani; scena, oggetti e grafica Carola Coco – disegno audio e luci Giuseppe Romeo, produzione CTS Centro Teatrale Siciliano, Teatro del Canovaccio
Venerdì 6 novembre ha preso il via la rassegna del Teatro del Canovaccio che ha un titolo emblematico: Trovarsi
Il primo di sette spettacoli che allieteranno e faranno riflettere per la stagione 2026/2027, ha portato in scena un testo che affronta l’argomento serio della malattia con ironia e profondità. FIFI’ O DELLA FIBROMIALGIA di e con Laura Giordani.
Un monologo che nasce dall’esperienza dolorosa della stessa autrice-attrice che si trova a convivere con una cosiddetta malattia rara, che si presenta come una sindrome sistematica che provoca una serie di sintomi pesanti. La sindrome fibromialgica è definita spesso come “malattia invisibile”; una definizione che accomuna molte malattie rare e invalidanti sulle quali la ricerca scientifica fatica a trovare risultati efficaci.
Con ironia e profonda capacità di mettersi in gioco e spogliarsi di ogni tabù, Laura Giordani racconta la sua vera odissea quotidiana tra dolori, astenia, stanchezza, rigidità articolari, difficoltà di concentrazione, problemi di memoria, colon irritabile, disturbi del sonno.
Il racconto portato sulla scena sottolinea come chi vive la malattia, qualsiasi forma di malattia, fisica o psicologica, sente, prima di tutto, un bisogno stringente, quello di trovare una diagnosi chiara e una possibile cura.
Nella società occidentale non veniamo abituati a convivere col dolore ma ad essere costantemente in forma, performativi, vincenti.
La condizione del dolore fa sentire inadeguati e, quasi, in colpa. I medici sono i primi responsabili di questa sorta di condanna che non è solo data dalla diagnosi ma anche dalle spiegazioni che tendono solo a colpevolizzare il paziente per ipotetiche cause della malattia che dipenderebbero da errati comportamenti che risalgono all’alimentazione, allo stress o, soltanto, dall’appartenenza genetica.
Con una struttura narrativa semplice, che si serve di qualche cartello esplicativo che sottolinea i passaggi dell’esperienza dolorosa (primi sintomi, diagnosi conclamata, giornata tipo e così via) l’attrice si apre al pubblico e parte da una domanda che è diventata per la donna Laura Giordani, esistenziale:
Come classificare la fibromialgia? Malattia? Sindrome? Chi se ne occupa: neurologo, reumatologo? Si può raccontare una malattia con leggerezza e delicatezza, e col sorriso sulle labbra? Si, perché io non sono la mia malattia, bensì la ospito, la devo accogliere, e la devo raccontare, soprattutto per farla arrivare a quelle donne, e alle loro famiglie, che non riescono ad affrontarla con il giusto stato d’animo.
La disabilità che ne consegue non è riconosciuta da nessun punto di vista, né sociale, né previdenziale e nemmeno umano. Il dolore disturba chi non ce l’ha e se non è riconoscibile per menomazioni evidenti viene sottovalutato.
Ci sono vari modi di reagire e di convivere con la fibromialgia, malattia già orrenda solo a pronunciarla, e la Giordani porta in scena le diverse possibilità costruendo tipi diversi di malate con le loro reazioni: chi si abbatte, chi reagisce, chi tenta di nascondere, chi deve sopportare il dolore e continuare a fare tutto ciò che ci si aspetta da lei, senza nessuna considerazione.
Lo spettacolo è stato scritto con lo scopo preciso di fare conoscere la malattia e di spingere a considerazioni che vanno anche al di là di questa specifica patologia. Per questo la storia dell’attrice è arricchita anche di testimonianze di tante donne affette da questa sindrome, con registrazioni che spiegano sintomi e conseguenze di vita sul piano progettuale.
La cifra artistica utilizzata per raggiungere questo scopo è quella dell’ironia che spinge a ridere e anche a comprendere, a immedesimarsi nella storia dell’attrice che riempie la scena con fisicità plastica e intonazione di voce che sfiora anche il dramma in qualche passaggio, dove il racconto si fa confessione.
La prima, terribile, conseguenza del dolore è la solitudine. “Il dolore fisico isola chi lo patisce”. Sfiora le lacrime l’attrice nel pronunciare queste parole, seduta sul gradino del proscenio, quasi in mezzo al pubblico. E strappa un applauso sentito perché gli spettatori, di una sala gremita, sono rimasti in un silenzio catartico a seguire le sue parole e la vasta gamma di emozioni e reazioni fatte emergere da chi possiede l’arte nobile della recitazione.
Ad arricchire lo spettacolo il disegno audio e luci di Giuseppe Romeo.
Lo spettacolo resterà in scena dal 6 all’8 e dal 12 al 15 novembre presso il Teatro del Canovaccio.
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