
Orestiadi di Gibellina: «Metadietro» o del naufragio dell’umano
Orestiadi di Gibellina: «Metadietro» o del naufragio dell’umano
C’è un’antichissima metafora che attraversa la cultura letteraria e politica occidentale, ovvero la metafora della “nave stato”: lo stato è una nave che dev’essere ben guidata e ben manutenuta. Al contrario, qualora sia mal guidata, mal gestita e mal curata, non potrà navigare con sicurezza e proteggere il suo equipaggio – i cittadini – dalle tempeste e dagli scogli. Questa metafora ha avuto anche una sua feconda prosecuzione cristiana, laddove la chiesa si è auto definita l’arca della salvezza. C’è un’altra metafora quasi opposta a questa che pare abbia origine dalla Repubblica di Platone: la stultitfera navis, la nave dei folli, che trasporta dei folli, che è abitata da folli. Una metafora quest’ultima che ha avuto un gran successo nel rinascimento (prima nell’opera satirica La nave dei folli del tedesco Sebastian Brant, poi nell’omonimo e meraviglioso dipinto di Hieronymus Bosch. C’è da dire anche, en passant, che si questa storia si è ricordato anche Foucault nella sua “Storia della follia”, ricordando e spiegando che la stultifera navis era una pratica tremenda di isolamento, deportazione ed eliminazione dei malati mentali (o di diversi variamente assortiti) in uso in alcune città europee fino alle soglie dell’età moderna. A queste storie vien fatto di pensare mentre si assiste a “Metadietro” lo spettacolo di Antonio Rezza (questa volta a recitare con Daniele Cavaioli) e Flavia Mastrella che è andato in scena il 24 luglio nel Baglio Di Stefano a Gibellina nel contesto della quarantacinquesima edizione delle Orestiadi (dirette da Alfio Scuderi). Uno spettacolo divertentissimo ma che, ad ogni battuta del protagonista, quasi ti strattona, ti spinge a chiederti: perché sto ridendo? Di che cosa sto ridendo?

Il lavoro interpretativo e critico dello spettatore parte, ma non ci sono risposte esaurienti e non possono esservi perché, come sempre nei lavori di Rezza, i piani dello spettacolo si compenetrano e si rincorrono assolutamente in un organismo complesso (e surreale) che non si lascia tradurre con facilità: il testo, la scenografia (semplicissima e potente al contempo), la perfomance fisica, le tracce sonore, le voci fuori campo, gli elementi e i passaggi metateatrali. Il capitano di una nave, abbigliato in blu elettrico, si confronta con la ciurma in pieno ammutinamento, ma non la salva, né salva la nave, né salva sé stesso. Il mare intorno, il mondo intorno sono pieni di vittime più o meno consapevoli e trasudano rovina. Non ci sono rotte certe né approdi terrestri e razionali a porre riparo a quella rovina. Non ci sono politiche collettive ma solo desideri e ambizioni personali corrotte dalle logiche di mercato e dal potere del marketing. Unica possibilità il volo, unica via di scampo è la nave che si trasforma in astronave e vola via con tutto il carico simbolico e utopistico che questa visione comporta. Non più stultifera navis, ma stultiferus mundus.

Metadietro
di Flavia Mastrella e Antonio Rezza con Antonio Rezza e con Daniele Cavaioli (mai) scritto da Antonio Rezza, habitat creato da Flavia Mastrella. Assistente alla creazione Massimo Camilli, luci e tecnica di Alice Mollica, voci fuori campo di Noemi Pirastru e Mauro Ranucci. Montaggio traccia sonora di Barbara Faonio, mix traccia sonora di Stefano G. Falcone, macchinista Eughenij Razzeca. Organizzazione generale Stefania Saltarelli, sartoria Atelier Sara Baldazzi, metalli Cisall. Ufficio stampa Chiara Crupi – Artinconnessione. Organizzazione e comunicazione “This is Acqua”. Produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello – Rezza Mastrella. Crediti fotografici: Studio 505
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