«La scelta di Basilio» di Pierluigi Pedretti

«La scelta di Basilio» di Pierluigi Pedretti

di Antonella Fucecchi

Il secondo testo di Pierluigi Pedretti, “La scelta di Basilio” (Il Filorosso editore, 2026) un saggio che segue al romanzo «Ester e il sovversivo» (Edizioni Efesto, 2025), conferma la peculiare caratteristica di una scrittura che unisce due pregi: qualità letteraria e rigorosa ricerca storica; il sottotitolo «Storia di un partigiano calabrese», infatti, intreccia i due piani, narrativo e documentario, in una sintesi felice che somiglia ad una tessitura paziente cui l’autore si dedica con passione scrupolosa avvalendosi di uno stile sempre nitido, mai ridondante in un intarsio di documenti, testimonianze, ricostruzioni, spesso frantumi, curati con la pazienza dell’ebanista. I capitoli con i loro titoli si susseguono con una bilanciata armonia, risultando sempre compiuti ed equilibrati. La storia nazionale e le storie dei singoli nelle cornici locali colloquiano efficacemente attraverso una orchestrazione che coniuga l’acribia dello storico capace di una convincente opera di divulgazione e il narratore partecipe emotivamente alle vicende di un giovane panettiere analfabeta nato a Grimaldi nel 1924 travolto dalle vicende seguite all’armistizio dell’otto settembre. Basilio Bianco o Bianchi nato da famiglia povera, chiamato alle armi nel 1943 lascia la Calabria il 20 agosto, assegnato al 53° reggimento di stanza a Biella, tre settimane prima dell’armistizio: durante quel convulso periodo avviene la sua maturazione civile, la decisione di entrare nella Resistenza dopo aver dismesso la divisa. Nella sua breve vita conclusasi il 22 dicembre dopo la cattura avvenuta il giorno prima a Tollegno ad opera dei nazifascisti, Basilio ha subito le torture una notte intera senza mai cedere, per essere fucilato insieme ad altri compagni la mattina successiva a soli 19 anni. Pierluigi Pedretti riesce a rappresentare con esemplare linearità il momento di sofferenza che il popolo italiano ha dovuto affrontare dopo l’otto settembre, attraversando un periodo contraddittorio e ambivalente: in quei mesi nasce la Resistenza, mentre cova la guerra civile in un crescendo di violenza tra schieramenti contrapposti che dividono famiglie, quartieri, luoghi di lavoro. Basilio è un apprendista fornaio fin da piccolo: non frequentando la scuola, al riparo dalla propaganda fascista e dalle marcette del regime, mantiene una sorgiva e innata capacità di giudizio nutrita nella bottega di mastro Battista, il fornaio che lo educa alla fatica e alla scuola del lavoro. L’esperienza di guerra a Biella, il rapporto con i commilitoni, l’apertura di orizzonti maturano il carattere di Basilio e lo rendono parte di un movimento di ribellione percepito come giusto, necessario tanto da rappresentare l’unica possibilità percorribile: non tornare a casa, ma restare a difendere una idea di libertà e di lotta per una patria non retorica, non epica, ma fatta da soldati giovani come lui, da operai in sciopero, dal popolo stremato dalla guerra. «La scelta di Basilio» riesce a condurre il lettore anche non specialista all’interno di un periodo confuso fatto di tradimenti, viltà, cambiamenti di fronte, coraggio esemplare che ha lasciato tracce profonde nella successiva storia repubblicana, ricostruito in capitoli densi e non prolissi (una tentazione difficile da evitare). Particolarmente efficaci le pagine in cui si descrive il clima del tempo, anche la routine scolastica, il dipanarsi di lezioni tutte incentrate sulla pietas e sulle letture del libro Cuore da docenti che sono rimasti in cattedra ancora molti anni dopo la fine della guerra. Ma forse il capitolo più intenso, di sapore manzoniano è «Il piccolo fornaio» in cui si descrive l’assalto dei popolani affamati che aggrediscono il piccolo Basilio e lo derubano del pane: mastro Battista non solo non redarguisce il ragazzo, ma si rifiuta di sporgere denuncia: «Per Basilio fu la prima grande lezione di vita: la fame non punisce, non giudica: rivela.» Una lettura necessaria per coltivare una memoria fatta di volti sconosciuti, di cittadini, di giovani, di uomini e donne il cui sacrificio non deve essere vano, specie in tempi cupi come i nostri.

Antonella Fucecchi, docente di Lettere classiche, si è occupata fin dagli anni novanta di pedagogia interculturale; ha collaborato con il Forum Intercultura di Roma, con il Cem di Brescia e ha diretto Cem mondialità dal 2015 al 2016. Ha curato varie pubblicazioni: Didattica interculturale della lingua e della letteratura (2001), La competenza mancante (con S. Curci e A. Nanni 2022) e Postcolonialismo e intersezionalità (con A. Nanni 2024). Attualmente collabora con il Pime di Milano.

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