
A Catania, «Madri Costituenti», una storia di genealogie.
A Catania, «Madri Costituenti», una storia di genealogie.
Prima di poter scrivere una legge, bisogna poter prendere parola. E prima ancora, bisogna poter entrare nello spazio pubblico. È da questa domanda che nasce PRINCIPIA: il ramo della Stazione Giudice, una tappa all’interno di D.e-Mo 2026 | RiCostituente, dedicato alle donne, ai corpi e alle forme della soggettività pubblica. PRINCIPIA esplora il modo in cui le donne vengono costituite come identità sociali, giuridiche, simboliche e narrative: nominate, disciplinate, raccontate, incluse o escluse dallo spazio pubblico. E soprattutto cosa succede quando quelle identità vengono accettate, rifiutate, abitate, esasperate o riscritte. Quattro opere, quattro modi di confrontarsi con ciò che ci precede: prendere parola, esasperare, sottrarsi, riscrivere. A inaugurare questo percorso è Madri Costituenti, una storia di genealogie. Perché prima che le donne potessero partecipare alla scrittura della legge, dovettero conquistare il diritto di stare nella piazza, di lavorare, di organizzarsi, di parlare e di essere riconosciute come soggetti politici. E allora si parte proprio da una piazza. Il percorso comincia in Piazza Caduti del Mare, nel Tondicello della Plaja, con il racconto di Cono Cinquemani, «Maria Giudice: Memoria e Lotta. Riscoprire il Tondicello della Playa.» Torniamo alla Catania delle lotte operaie e sindacali del primo Novecento. Nel 1920 la città è attraversata da scioperi, manifestazioni e conflitti sociali. Lavoratori e donne entrano nello spazio pubblico per rivendicare condizioni di vita e di lavoro più giuste. È da questa memoria che prende avvio il cammino. Dalla piazza ci si sposta a piedi, insieme, con le cuffie alle orecchie, attraversando il quartiere fino a Via del Principe. Qui il percorso incontra la farmacia e riceve una dose di Ricostituente. Poi entrano in scena le Madri Costituenti. Ventuno donne furono elette all’Assemblea Costituente del 1946. Tra loro Lina Merlin, Teresa Noce e Nilde Iotti. Per la prima volta le donne sedevano nell’assemblea chiamata a scrivere la nuova Costituzione italiana. La performance de La Città Felice riporta quelle figure nello spazio pubblico e costruisce un filo che dalla storia delle lotte arriva fino alla rappresentanza. Un filo che passa anche da Maria Giudice, la donna a cui è dedicata questa Stazione: maestra, giornalista, socialista, sindacalista e militante politica, una delle figure attraverso cui leggere la lunga genealogia dell’accesso delle donne alla parola e all’azione pubblica. E il percorso non finisce con la Costituzione. A chiudere la serata sarà «LO SAPEVAMO?», live audiovisual performance di Turi Zinna. Voci, immagini e materiali d’archivio attraversano il rapporto tra arte, potere, genere e responsabilità. A partire da vicende che hanno attraversato il teatro contemporaneo, Zinna interroga la posizione di chi lavora dentro un sistema quando ciò che per anni è rimasto ambiguo, tollerato o taciuto diventa improvvisamente impossibile da non vedere. Dalla memoria delle lotte operaie alla conquista dello spazio pubblico. Dalla piazza alla Costituzione. Dalle donne che hanno preso parola alle donne che hanno scritto la legge.
Per tornare, insieme, alla domanda da cui tutto comincia: da dove viene un diritto?Racconto a cura di Lab5 con Cono Cinquemani
Performance a cura de La Città Felice
Live set a cura di Turi Zinna
Da Piazza Caduti del Mare a Via del Principe, Tondicello della Plaja
11 ottobre 2026
ore 19.30
10 €
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