I Puritani al Bellini International Contest, presso il teatro Metropolitan di Catania

Elvira (Soprano): Jessica Pratt (23, 25, 27, 29 settembre e 1 ottobre) e Irina Lungu (24 e 26 settembre)

Lord Arturo Talbo (Tenore): Dmitry Korchak (23, 25, 27, 29 settembre e 1 ottobre) e Valerio Borgioni (24 e 26 settembre)

Sir Riccardo Forth (Baritono): Christian Federici (23, 25, 27, 29 settembre e 1 ottobre) e Janusz Nosek (24 e 26 settembre)

Sir Giorgio Valton (Basso): Carlo Lepore (23, 25, 27, 29 settembre e 1 ottobre) e Dario Russo (24 e 26 settembre)

Enrichetta di Francia (Mezzosoprano): Anna Pennisi (23, 25, 27, 29 settembre e 1 ottobre) e Sofia Janelidze (24 e 26 settembre)

Lord Gualtiero Valtron (Basso): Gaetano Triscari

Sir Bruno Roberton (Tenore): Marco Puggioni

Direttore d’orchestra,  Fabrizio Maria Carminati,  regia di Renato Bonajuto. Scene e  video  curati da Arcangelo Mazza, costumi costumi  di Giovanna Adelaide Giorgianni. Diretto del coro, Gianbartolo Porretta

 

“Scolpisci nella tua mente a lettere adamantine: il dramma per musica deve fare piangere, inorridire, morire cantando”. Con queste parole, dopo aver litigato col librettista storico Felice Romani, Vinvenzo Bellini cercava di istruire il suo nuovo collaboratore, il conte Carlo Pepoli, esule a Parigi perché rivoluzionario, sulla scrittura della vicenda dei Puritani, quella che sarà l’ultima opera musicata dal cigno catanese.

 

Catania  rende omaggio al suo musicista in questi giorni, al Teatro Metropolitan, sede provvisoria in attesa che i lavori al Teatro Massimo si concludano, proprio con  I Puritani che hanno fatto piangere, inorridire, commuovere.

In cartellone per la stagione 2026 e all’interno del BIC ( Bellini international Contest)  è giunto un nuovo  allestimento che ha debuttato  il 23 settembre e andrà in replica fino al  primo di Ottobre, con la direzione del Maestro Fabrizio Maria Carminati, l’Orchestra del Bellini e il Coro istruito dal Maestro Gianbartolo Porretta.

Gli spazi ridotti del Teatro Metropolitan hanno costretto tutta la produzione e l’impostazione della regia a ripensare e ridimensionare le scene e i movimenti dell’opera. Ma questa “necessità” non ha comportato una diminutio artistica da nessun punto di vista. Vanno  anzi sottolineati ed elogiati il coraggio e l’evidente lavoro della Sovrintendenza, e della Direzione artistica ache hanno saputo gestire una situazione di evidente complessità.

Il pubblico catanese ricorda con piacere l’edizione recente con la regia di Chiara Muti che aveva intelligentemente omaggiato Bellini costruendo una rappresentazione su un duplice piano visivo, con quadri che sembravano animarsi e una cifra decisamenmte metafisica.

Da una parte un’epoca contemporanea a quel 1835 che vide la prima rappresentazione dei Puritani e dopo pochi mesi, purtroppo, la morte del musicista, e dall’altra, l’epoca di ambientazione della complessa vicenda che ha tutti gli ingredienti del Romanticismo: storia, eroi, amore.

In questo caso abbiamo compreso le scelte di regia, a cura di Renato Bonaiuto, che si sono limitate a una lettura didascalica del libretto e dell’azione suggerita anche dallo spartito.

Necessariamente poco dinamica l’azione dei personaggi sulla scena e sacrificato il movimento del coro, ciononostante efficace.

Il coro è costituito da uomini e donne vestiti di nero, che assistono e commentano le tristi vicende di Arturo, Elvira, Giorgio e Riccardo che si muovono, e ne sono vittime, al tempo dell’Inghilterra del XVII secolo,  nello scontro tra  il partito dei Puritani e quello degli Stuart, dopo la decapitazione di Re Carlo I. In alcuni momenti, l’impatto visivo globale desta interesse proprio grazie alla scelta cromatica dei costumi e a un contrasto nettissimo tra il nero e il bianco che caratterizza la figura di Elvira, fanciulla pura (come più volte detto nei versi del libretto) e ingenua. Qualche riferimento pittorico è una suggestione inevitabile, provocata anche dagli effetti di luce: si pensa ai quadri di Rembrandt.

Il vero, evidente valore aggiunto di questa edizione è stato il livello musicale, vicino alla perfezione, da tutti i punti di vista.

Un’opera musicalmente molto, molto difficile -ragione per cui viene messa in scena poco- per gli abbellimenti e gli “eccessi” vocali (alcuni detrattori di Bellini ebbero a dire) e per essere, forse più di Norma e di Sonnambula, il luogo della melodia infinita, in questi giorni a Catania ha trovato un’espressione magnifica.

Il Maestro Carminati ha condotto una direzione in perfetta armonia tra le voci e l’orchestra del Teatro Massimo che conosce bene e che guida docilmente, strumento per strumento, con la perizia che gli riconosciamo da tempo e la familiarità di un rapporto longevo e proficuo.

Le voci (ascoltate nella serata del debutto) sono state tutte una carezza per le orecchie e lo spirito dello spettatore. Dal tenore russo Dmitry Korchak nei panni di Arturo, voce potente ma anche struggente, al basso Carlo Lepore, nel ruolo di Ser  Giorgio, tonalità profonde capaci di espressioni patetiche e paterne così come autoritarie e decise; il baritono Christian Federici e il mezzosoprano Anna Pennisi,  perfettamente all’altezza della complessità musicale dell’opera.

E poi Elvira,  la star attesa a Catania da tempo, amata in tutti i teatri internazionali,  il soprano Jassica Pratt, ha estasiato il pubblico rendendo le difficilissime arie -composte da Bellini per fare raggiungere alla musica il sublime divino che riesce solo lui a creare-  momenti di reale misticismo vocale. La follia della Pratt,   “perturbante” e coinvolgente, nelle movenze convinte e incerte, nell’invocazione all’amore, al “diletto” perduto, nel racconto della sua angoscia,  riesce a compiere un miracolo nell’estensione della voce che si fa essa stessa strumento.

Vincenzo Bellini, nella sua Catania, sarebbe stato fiero e commosso di un tale sforzo accettato e risolto con la passione e l’ingegno di artisti veri, spinti solo dalla volontà di rendergli  omaggio.

 

Loading