IO SONO SCINTILLA, al Teatro del Canovaccio di Catania

Di Rosalba Mirci, Drammaturgia e regia di Gisella Calì, con Egle Doria.

Scene e Costumi di Vincenzo La Mendola , Video Grafica di Andrea Ardizzone.

Scenotecnica di Artefatto Allestimenti & Scenografie, Montaggio Audio Marco Genovese

Visual Jockey Michele Ciuro, Hair Stylist Carmen Catania Hair Laba

Produzione Madè Teatro

Quinto spettacolo della stagione Fragori, al Teatro del Canovaccio il 22, 23 e 24 marzo è andato in scena Io sono scintilla. 

Non è un semplice spettacolo, ma un ampio progetto quello messo a punto da Gisella Calì e Egle Doria che hanno drammatizzato il testo dell’autrice Rosalba Mirci.

Da una serie di racconti e testimonianze di Rosalba Mirci, che da anni lavora in progetti di cooperazione internazionale  in paesi come le Filippine, qui precisamente nell’isola di Mindoro,  è stato confezionato uno spettacolo originale e multimediale.

Seguendo uno stimolo molto forte sul piano umano, la regista Calì ha riscritto i testi in una forma che è diventata performance teatrale e spettacolo coinvolgente che adopera tutti i livelli del linguaggio comunicativo. Coadiuvata dal video maker  Andrea Ardizzone,  la Calì è riuscita a creare uno spaccato quasi cinematografico, dove immagini e suoni si mescolano con la forza e l’eccletticità dell’attrice sulla scena. Su due pannelli laterali ( scene e costumi di Vincenzo La Mendola)  scorrono immagini che riproducono il paesaggio di Mindoro e costruiscono un intero apparato di situazioni e personaggi di una piccola epopea: quella di una donna, cooperante di un progetto di aiuto alle missioni,  che va in questi luoghi, in un momento molto triste della sua vita, dopo la dipartita della madre, che resta bloccata nelle Filippine durante le prime  fasi della pandemia Covid e rischia di morire durante un tifone.

 Da questo evento in lei arriverà un cambiamento radicale. Entrando in contatto con la miseria più nera,  lei, che era cresciuta orfana in un piccolo paese del messinese, qui si sente accolta come una regina. Le chiedono latte in polvere e biciclette e lei si mette a disposizione e trova il modo per fare passare il cacao come integratore e le bicilette come attrezzatura agricola, si adopera per aiutare come può e trasforma lo stesso progetto per il quale era partita. Da questa gente, la più povera al mondo viene salvata nelle acque del fiume e durante il delirio della febbre fa i conti con la sua coscienza, i ricordi e i rimorsi. Ne esce cambiata, totalmente. Si accorgerà che lei che aveva portato astucci, quaderni e colori, i veri colori, della vita, li aveva trovati lì. In un sorriso, nella solidarietà.Le immagini sono tutte in bianco e nero perché “Il BiancoeNero è il colore della memoria accantonata, delle vecchie fotografie, delle delusioni sbiadite. Il BiancoeNero sembra non appartenere più al nostro tempo, alle nostre vite, ai nostri brillanti successi” (note di regia)

Al centro della scena, a prendere i panni della protagonista e in costante dialogo con personaggi che l’accompagnano nell’esperienza,  è una delle più strutturate ma autentiche attrici del panorama siciliano, Egle Doria, che quando crede fortemente in un progetto non interpreta un ruolo ma porta sul palco tutta se stessa, con la sua vita, la sua fisicità sensuale, la forza delle sue idee e tutto il mestiere che le serve per dominare professionalmente tutto ciò.

In lei il racconto si fa corale al punto di interpretare tanti personaggi dalle corde più diverse: la caratterizzazione comica della suora missionaria, la presuntuosa dirigente cinica e egocentrata, l’hostess del volo intercontinentale, e poi lei, la dolce protagonista col suo carico di illusioni, dolori personali, spirito di adattamento, pietà e paura.

Una scintilla di umanità, quella della protagonista, una scintilla di bravura attoriale quella di Egle Doria, una scintilla di originalità di regia quella di Gisella Calì che ha dimostrato capacità di visione e grande intesa con l’attrice.

 

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