La poetica dolorosa degli affetti e della memoria “Geografie della polvere” di Angelo Santangelo

La poetica dolorosa degli affetti e della memoria “Geografie della polvere” di Angelo Santangelo

«Hinc sunt leones» suggeriscono le cinque sezioni di «Geografie della polvere», la raccolta del siciliano Angelo Santangelo appena edita da «La Vita Felice». Ma il limen a quo è appunto quello che separa il mondo e i suoi orrori dalla riflessione poetica e dunque dalla verità poiché è la poesia quel luogo vero segnato in nessuna carta di cui scriveva Melville. Dunque queste geografie servono allo scardinamento di uno «stare» e di una stasi, alla rimappatura di una condizione ontologica dalla quale non sembra esserci sortita: «Nascere e morire da questa parte/ è un fortilizio di solitaria roccia/ in cui oscurare ogni breccia di faro/ che illumini speranza e salvezza». Una percezione d’assedio – «noi, incamiciati, a penzoloni/ su quattro volute di mosche/ accerchiati dall’arsura» – che un afflato religioso sincero e sferzante, costruito nel segno di Davide Maria Turoldo e una poetica dolorosa degli affetti e della memoria – «nessun dio più albergherà/ nella corsa ignara e spettinata di un bambino con un cucchiaio/ di legno in mano nella cucina/ prospiciente al mare» – contribuiscono a lenire. L’emersione si prefigura ardua ma necessaria – «incauta controscacco resistenza» – declinandosi in una forma paradossalmente aggressiva, tambureggiante. La vertigine espressiva, il gesto e il gusto barocco del verso, la trasversalità e l’oltranza lessicale – evidente memoria della lezione poetica e umana di Angelo Scandurra, una presenza totemica in tutta la produzione di Santangelo – sono evidentemente in funzione antifrastica: alla povertà interiore del reale, alla pochezza e alla superficialità umane, al deluge perenne traboccante di like e di immagini ad altissima definizione, ad un mondo che è autocompiaciuta negazione del mondo – «di fronte a una sorella che muore/ di fronte un fratello che muore/ e nessuna giustificazione che basti/ per dimenticare» – allo «squallore ricco» (per dirla col Calvino di un esergo), di un io «compresso/ ad amniotica perenne mattanza», il poeta può rispondere solo attraverso la pustola infetta della parola che rimane stravolgimento, esagerazione contro l’esagerazione, sempre capace di attestare, come già lasciava intuire la raccolta precedente «Screziature della porcellana» («Le Farfalle», 2020), una minuscola ma indispensabile «postilla di luce». E se «Pulviscolo e abrasioni in una settimana di elezioni» ripercorre in forma di poemetto un momento di bruciante disillusione – un cliché purtroppo consueto nella sua «monca Trinacria» – la raccolta trova la sua compiuta dichiarazione di poetica, il suo status filosofico e una pacata misura espressiva in «Epameroi» (da Pindaro), lì dove Santangelo dispiega la sua lacerata speranza: «L’uomo è il sogno di un’ombra/ ma anche il perdurare del sogno/ nell’ombra», decantandola però nella poesia, questa necessaria «stilla sopravvissuta al guinzaglio del tempo.»

Angelo Santangelo, «Geografie della polvere», La Vita Felice, Milano, 2025 euro 13,00

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