Pedretti riconsegna alla storia la vicenda del giovane partigiano Basilio Bianchi

Pierluigi Pedretti, storico e scrittore, ci ha abituato a vicende dense, fatti sepolti nella memoria di persone e luoghi, specie della sua Calabria, microstorie che assumono un valore esemplare, frutto di una ricerca inesausta tra testimonianze dirette, documenti, archivi. In questo suo ultimo libro, «La scelta di Basilio. Storia di un partigiano calabrese», restituisce alla luce la vicenda del calabrese Basilio Bianchi, classe 1924, inviato da Grimaldi a Biella come militare di leva. In conseguenza dello smembramento dell’esercito successivo all’8 settembre 1943, si arruola nei primi gruppi partigiani garibaldini. Un eroe quasi sconosciuto che Pedretti, distillando i pochi dettagli di vita dal silenzio, lascia risalire alla storia, conferendogli dignità e sostanza d’esistenza. Il libro racconta, facendo la spola tra divulgazione e narrazione vera e propria, la storia di Basilio Bianchi anche nella cornice della Resistenza in Italia, con particolare attenzione al ruolo dei giovani meridionali nella lotta contro il fascismo e l’occupazione nazista durante la Seconda guerra mondiale. Un ruolo, questo, spesso misconosciuto dalla narrazione ufficiale: eppure la partecipazione dei meridionali alla guerra di Liberazione fu assai significativa: circa 8.000 tra il ‘43 e il ‘45 solo in Piemonte.

Così nel contesto italiano all’indomani dell’8 settembre, molti giovani scelgono di salire in montagna per unirsi ai partigiani. Pedretti ipotizza come la scelta del giovane calabrese sia anche influenzata dall’ambiente operaio e sindacalizzato del Biellese, e non giunge improvvisa, piuttosto alla fine di una tormentata gestazione morale: Basilio Bianchi, anche se analfabeta, sceglie di combattere per un’Italia diversa, dimostrando coraggio e determinazione. E proprio qui sta il senso della riflessione dell’autore: gli eroi della Resistenza, sottolinea infatti Pedretti, non nacquero tali; si formarono piuttosto affrontando dubbi, paura, violenza e sacrifici. Fedele alla lezione storiografica di Pavone, così anche per l’autore la Resistenza si configura come una battaglia interiore, patriottica, di classe e di valori morali. Ancora più dura per Basilio Bianchi nato in un contesto di precarietà economica a Grimaldi, un piccolo centro del cosentino. Pedretti ne indaga le strutture sociali e culturali, con un’attenzione notevole all’ambiente, alle istituzioni e alle dinamiche di potere durante il ventennio. La propaganda fascista ne permea infatti la vita quotidiana attraverso l’istruzione, i riti pubblici e i simboli ufficiali. La scuola del regime promuove il nazionalismo, il militarismo, la subordinazione della donna, i valori forti, la violenza. Basilio, però, rimane ai margini di quella cultura che educava i più giovani ai miti della grandezza e della forza, spesso distorta dalla realtà orrenda delle guerre coloniali e imperiali fasciste. E alla fine sceglie di resistere, partecipando ad azioni di sabotaggio e attacchi contro i nazisti. Catturato, torturato – non rivelerà il nome dei suoi compagni – muore sotto il fuoco di un plotone d’esecuzione il 22 dicembre 1943 insieme a cittadini innocenti a Piazza del Gallo a Biella. Solo nel 1970 gli verrà conferita la Croce al Merito di guerra. Ciò che emerge dal libro di Pedretti è come anche un giovane privo di istruzione possa compiere scelte morali profonde contro l’oppressione, l’ingiustizia e il potere assoluto, maturando una decisione irrevocabile. La vicenda di Basilio e di tutti gli altri  resistenti, testimonia la complessità morale e il sacrificio collettivo che non può essere dimenticato.

«La scelta di Basilio. Storia di un partigiano calabrese», Pierluigi Pedretti, «ilfilorosso editore», 2026 pp. 200, euro 15,00

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